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Il Museo di San Marco è ricavato nel chiostro
del convento domenicano di San Marco e posto nell'omonima piazza.
Il Luogo, oltre essere famoso per aver ospitato il Savonarola è
stato decorato in gran parte con gli affreschi del Beato Angelico
a cavallo del XIV e XV secolo.
La storia
Nel 1436 Cosimo il Vecchio, cedette il
Convento e la chiesa ai "Domenicani Osservanti" che ivi si
installarono al posto dei Monaci Silvestrini rimossi da Papa
Eugenio IV. Su progetto di Michelozzo, Cosimo (Pater Patriæ), lo
fece ristrutturare secondo i moderni canoni dell'epoca, facendolo
diventare uno dei più confortevoli monasteri della penisola. Il
criterio costruttivo è semplice ed elegante. Un ampio edificio
dagli spazi ben delineati e vivibili ma la parte più bella ed
elegante è la biblioteca che si concretizza in un'ampia sala a tre
navate con copertura a botte. Durante il rengo di Lorenzo "il
Magnifico", quest'ambiente divenne luogo d'incontro per tanti
umanisti del periodo come Angelo Poliziano, e Pico della Mirandola
che potevano liberamente consultare i libri della biblioteca. In
effetti questa è la prima biblioteca pubblica mai realizzata in
tutto il mondo occidentale! |
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Annunciazione 1387 -
1455
Fra Beato Angelico
Affresco |
Il convento di San Marco subì il primo esproprio
nel 1808 durante l'epoca Napoleonica ma tornò in possesso dei frati
subito dopo la caduta dell'imperatore Francese. Il secondo e
definitivo esproprio lo ebbe nel 1866 con il R.D. de l7 luglio 1 866
che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi. Dichiarato "bene
monumentale" di importanza nazionale, venne aperto al pubblico nel
1869. Come nelle poce immagini qui riportate, la parte artistica più
importante oltre all'architettura e l'opera costruttiva del complesso,
sono i dipinti del Beato Angelico, frate-pittore il cui vero nome era
Giovanni da Fiesole.
Nel refettorio "pubblico", quello dedicato
all'accoglienza dei pellegrini e non quello dove mangiavano i frati,
il Ghirlandaio affrescò il cenacolo anche se si ritiene che l'opera
non fu effettivamente eseguita dal celebre pittore. Si crede che
avesse solamente disegnato sulla parete gli schizzi di fondo e che
l'affresco vero e proprio fosse stato eseguito dal fratello e dal
discepolo Sebastiano Mainardi. In generale la struttura pittoria è
simile a quella del cenacolo di Ognissanti, in cui le volte si aprono
su un loggiato in prospettiva e dietro su un giardino dove si vedono
piante ed animali del paradiso.
La
Piagnona
"Legata alle vicende Savonaroliane, la campana della chiesa (detta la
piagnona, come i piagnoni i seguaci del frate ferrarese) subì un
curioso processo come punizione per aver suonato ad allarme quando i
fiorentini si accalcarono al convento per prelevare il frate
condannato per eresia. La campana fu staccata e portata in processione
per la città mentre veniva colpita da fruste di cuoio per castigo. Fu
deposta presso la chiesa di San Salvatore al Monte e non suonò mai
più. Dopo essere stata conservata a lungo nel cortile del Museo
topografico Firenze com'era, dai primi anni del 2000 è tornata ai
luoghi legati alla sua storia, nell'attiguo museo di San Marco." |